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Sing for the moment and thank you for the music: due fratelli ed un concerto

Io e mio fratello siamo cresciuti in un bel posto, pieno di ragazzini poco più grandi di noi.
I nostri ricordi più belli sono legati ad una piazzetta circondata da fiori e da un prato d’erba inglese tagliente come le lame delle spade dei samurai che mannaggia ai giardinieri, se ci camminavi a piedi scalzi poi sembravi lebbroso, per tutti i tagli che ti ritrovavi in mezzo alle dita.
Dovete sapere che io e mio fratello siamo estremamente diversi: lui è ordinato, quasi maniacale mentre io sono uno schifo, non conosco ordine diverso da quello sparso.
Lui ha una logica impeccabile, non sbaglia quasi mai, non perde quasi mai il filo dei suoi pensieri. E’ proprio ingegnere.
Io invece di logica non ne capisco molto, figuriamoci se riesco a mantenere il filo di un discorso senza perdermi in chiacchiere (tipo adesso).  Lui non parla. Ma dico davvero! Tirare fuori da quella bocca più di tre monosillabi è un’impresa che Ercole, chi minchia sei? Io invece parlo, parlo e parlo…
Lui è tranquillissimo, io vivo di ansia, lui non si scompone per gli imprevisti, io divento pazza… insomma, il sole e la luna? il bianco ed il nero? Martina e Gianluca.
Solo una cosa ci ha sempre accomunati e cioè la passione per la musica ( e la sociopatia perchè a noi, la gente non ci piace molto).
Anche in questo siamo molto diversi ma, se nella vita reale raramente troviamo un punto d’incontro, la musica ci ha sempre uniti.
Proprio in quella piazzetta di cui vi parlavo prima, mio fratello ed io abbiamo trovato per la prima volta, un punto in comune che continua ad unirci nelle nostre infinite diversità.

Tutta questa immane pippa melensa è stata scritta perchè dopo anni trascorsi a cantare in bagno, a ballare ed a desiderare di poter assistere dal vivo ad un concerto del “nostro” artista del cuore, il 7 luglio 2018 siamo riusciti a coronare il nostro sogno da bambini partecipando all’unica data italiana prevista per il Revival Tour del signor Marshall Bruce Matters III, in arte Slim Shady, meglio conosciuto come Eminem.
Per mio fratello e per me, Eminem significa Fratellanza.
Non succede mai che mio fratello mi scriva o mi chiami solo per sapere come sto. Non ci riesce, non parla, ve l’ho detto!
Quando sono uscite le date del tour di Eminem però, sono stata io la prima persona a cui ha chiesto di andare al concerto perchè lo abbiamo sognato veramente, veramente tanto e sarebbe stato impensabile non andare insieme.
Mi ha addirittura chiamata, abbiamo addirittura parlato per più di 30 secondi per organizzare un minimo gli acquisti e per dilungarci in continui “ma ci pensi? Ma dove stiamo andando? Ma sta succedendo davvero?”.
E poi il 7 luglio è arrivato.
Milano ci ha accolti con una temperatura desertica ed un sole assassino, abbiamo sudato e camminato così tanto che ad un certo punto le nostre gambe sembravano di legno.
Arrivare a Rho, camminare lungo quell’immenso corridoio di padiglioni abbandonati circondati da un oceano di gente, superare i controlli, continuare a camminare, farsi spazio tra la folla per trovare un posto dal quale anche io, dal basso del mio metro e 59 potessi vedere qualcosa e poi boom.
Quando il sole è calato e le luci sul palco si sono accese è avvenuto un miracolo.
I 20+enni Martina e Gianluca sono tornati poco più che pre adolescenti che ascoltavano per la prima volta una rabbia che ancora non conoscevano e non capivano. Sono tornati due bimbi o poco più, che passavano pomeriggi interi a consumare quel CD masterizzato dividendosi le cuffiette  smettendo di litigare per la durata di quelle 11 tracce che continuano ad essere sempre presenti in ogni playlist sia dell’uno che dell’altra.
E’ stato bellissimo.
Il concerto, lo show, tutto perfetto.
Ed è stato perfetto perchè è stato esattamente come lo avevamo sempre sognato ed immaginato.
E’ stato perfetto perchè, anche se non ci dimostriamo mai affetto con abbracci e baci, quando a fine concerto abbiamo sentito il pianoforte, l’intro della nostra canzone, di quella Lose Yourself che abbiamo storpiato per anni nel vano tentativo di riuscire a cantarla, ci siamo emozionati molto.
Io ho pianto, Gianluca non piange mai invece… ma ci siamo sentiti molto vicini.
“Non avremmo potuto avere compagnia migliore di noi due”. Se mio fratello si sforza e crea una frase complessa come questa (che mi crea qualche perplessità a livello sintattico, ma vabè!!!) per esprimere un pensiero ed un sentimento vuol dire che, anche questa volta, come sempre d’altro canto, la musica ha compiuto un miracolo immenso.
E se anche dopo le disavventure e gli imprevisti il ricordo più bello rimane la sensazione di leggerezza e felicità assoluta tipica del post concerto, vuol dire che questo miracolo rimarrà per molto tempo impresso nei nostri glaciali cuoricini che di rado si sciolgono ma che qualche volta, si ricordano di volersi veramente ma veramente tanto bene.

Disclaimer: anche se il buon Marshall ci ha provato, nemmeno lui è riuscito a rendere Ed Sheeran meno lassativo del normale.
Peace.

 

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Cultura Pop e Tipizzazione Umana (pt 4): Giessica Rabbit

Era questione di tempo ma tutti i miei appassionati lettori (3. Ciao cari ❤ ) sapevano che sarei ritornata a scrivere di Tipi Umani.

In un mondo pieno di disagi, in un Paese governato dal Caos, dall’ignoranza e da chi vuole regalare 30 minuti di internet gratis nell’era del Wi-Fi gratuito in ogni realtà socio-culturale mediamente digievoluta, si sente il bisogno di qualcuno che si occupi di catalogare e studiare tutte le tipologie umane presenti nel globo e, “madam e messièr”, quella persona “se muà!”

Sono tornata nella mia veste preferita, quella di scrutatore delle folle per parlarvi di un tipo umano che avevo decisamente sottovalutato.

Giessica Rabbit è quel tipo umano che, nella sua testa, catalizza le Risultati immagini per redneck womenattenzioni visivo-sessuali di ogni pedone che malauguratamente incontra sulla sua strada.
Giessica, sia essa uomo o donna, sente (e badate bene, sente) su di se ogni sguardo umano.
La sua bellezza è stata cantata da tutti i photographer di Instagram, ogni sua photo, quasi sempre selfie con bocca protesa ad imitare l’orifizio anale del gallus domesticus, è corredata da merdavigliose citazioni sulla seduzione, sulla bellezza, sulla superiorità di una donna bella ed intelligente e tutta un’ampia sequela di luoghi così comuni da essere diventati piuttosto ridicoli.
Giessica, se non si fosse capire, è la queen dell’autocelebrazione.
Quando cammina, Giessica ha le stesse movenze di Beyoncè ma, proprio come il calabrone che non sa di essere troppo pesante per volare e vola lo stesso, Giessica di Beyoncè non ha nemmeno la dorata cellulite.
In questo continuo ancheggiare poi, magari si imbatte in un povero cristo che, per un millesimo di secondo, incrocia lo sguardo con quello di Giessica ed è qui, siore e siori, che scatta lo story telling più appassionante del mondo: da uno sguardo, da uno sguardo per sbaglio, Giessica è capace di creare una trama che Dynasty levati, chi minchia sei!
“Oh ma hai visto come mi guardavah?! Ma ti rendi contoh?!”
E tu, che magari Giessica la conosci ed in quel momento sei in sua compagnia, trattieni con tanta forza la sequela di offese che vorresti dedicarle.

In uno dei suoi tanti capolavori cinematografici, Giessica interpreta la fem fatal, quella che viene fermata TOTALMENTE A CASO dalla gente per strada, dentro ai negozi etc… a causa della sua fulgida bellezza. Praticamente Giessy non può uscire di casa senza trovarsi davanti al portone cori di uomini urlanti e muniti si striscioni pronti a cantarle in coro “SEEEEI BELLIIIIIISSIMAAAAAA”.

Ora
Io so di essere diversamente bella… ma sinceramente, a voi è mai capitato di essere fermati per strada OGNI STRAMALEDETTISSIMO GIORNO perchè siete di una bellezza folgorante?
Minchia, ve lo giuro, a me mai mai!

Che facciamo, vogliamo dire a Giessica che forse è il caso di pigiare Off sulla sua macchina da presa mentale per tornare un momento con i piedi per terra?

Cari Giessichi di tutto il mondo, io per voi provo sentimenti discordanti: come tutti i Tipi Umani mi fate venire voglia di Shining ma, in un certo senso, vi ammiro.
Vi ammiro perchè avete una sicurezza ed una considerazione di voi stessi che io penso non avrò mai e poi mai.
Secondo me voi la mattina vi svegliate, vi guardate allo specchio e baciate la vostra immagine riflessa.
Vi prego, insegnatemi come si fa (ma un po’ meno eh) perchè il mio impulso primo, la mattina quando mi specchio è quello di sputare sul riflesso orrido e gonfio che vedo.

Peace and love, miei carissimi lettori ❤

 

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Horror Vacui: Il vuoto del dopo

Vi ricordate il vostro ultimo giorno di scuola media?
E l’ultimo delle superiori?
E la felicità di non dover più dare esami?

Se prima ho vissuto con grande felicità le mie “ultime volte”, adesso non posso dire lo stesso.
Giugno è arrivato, ha portato con sè l’afa umida emiliana, che ti stronca e non ti fa respirare, ha lasciato la pioggia che riesce a rendere più umido del Laos qualsiasi ambiente e mi ha regalato delle nuove inquietudini.

Quella che sta per iniziare, si spera, sarà una delle ultime sessioni d’esami della mia vita; sicuramente l’ultima sessione estiva di sempre.
Alla fine della triennale ero sull’orlo di una crisi di nervi, con una bellissima tesi pronta per essere mandata in stampa ed un maledettissimo esame a dividermi dall’agognata corona d’alloro.
Non dormivo o meglio, dormivo male, così male che una mattina, alle prime ore dell’alba, “sentendo” mio fratello ritornare a casa mi sono alzata ed ho iniziato a rivolgergli tutte le parolacce del mio repertorio ( che non sono poche).
“E com’è che sei ancora viva?”
Semplice!
Quel pover’uomo, ha notato che c’era qualcosa di strano in me perchè normalmente non vado in giro trascinandomi un lenzuolo e, cosa non del tutto trascurabile, tengo gli occhi completamente aperti quando sono sveglia.
Accortosi del mio strano comportamento, non ha potuto fare altro che sedare la sua voglia di uccidermi, accompagnarmi verso la mia stanza e rimettermi a letto perchè…
STAVO DORMENDO!
Ero così nervosa che episodi come questo si sono susseguiti per mesi.
Una notte mi sono svegliata urlando “ODDEEO SONO CIEEECA!!! SONO DIVENTATA CIEEECA!” e invece non era vero mai, c’era solo la merda dentro al mio cervello.
Un’altra volta mia madre è venuta a recuperarmi sul pianerottolo dove io, stavo tentando di aprire lo sportello del frigorifero che in realtà ERA UN MURO (!!!) rivolgendo anche a lui tutte le parolacce che conosco.

Sì, tutto molto calmo e rilassato…
Però poi ce l’ho fatta. Mi sono laureata e sono tornata a dormire come una persona normale pensando a cosa avrei fatto dopo…
Perchè un dopo c’era.
In qualunque città, in qualunque luogo del mondo, un dopo era assicurato.

E adesso che giugno è tornato, che ha portato con sè quell’ansia che non mi ha mai lasciata dal primo esame, non posso fare a meno di pensare a cosa sarà di me alla fine di questo percorso.
A (quasi) 25 anni, non ho che incertezze.
Non so cosa la vita abbia in serbo per me e non so in che modo questa si evolverà.
“Riuscirò a realizzare il mio sogno?” ” Riuscirò a lavorare nel mondo della musica?”
“Dottore, potrò tornare a ballare?!”
Solo domande affollano la mia testa.
E sono tutte domande alle quali non riesco a dare una risposta rassicurante.

Il giorno dopo la mia laurea triennale, ho subito iniziato la ricerca di un corso di specializzazione. Non ho avuto il tempo di farmi queste domande perchè, tra l’altro, lavoravo pure! E quindi avevo mente e corpo impegnati in altre faccende.

E adesso?
Cosa succederà dopo gli esami, dopo la tesi, dopo la discussione e la proclamazione?
Cosa succederà il giorno dopo la sbronza molestamente epica che mi prenderò per mettere un punto fermo alla mia vita da studentessa?

Continuerò a farmi domande ma troverò delle risposte?
E soprattutto, troverò queste risposte lì dove vorrei trovarle?

Non mi resta che prendere di petto i giorni che verranno, cercare di fronteggiare l’ansia, il caldo ed il tempo che un giorno vola ed il giorno dopo non passa mai e sopportare le domeniche, che sono sempre i giorni più tristi.
Non mi resta che fare il conto alla rovescia aspettando di godermi un po’ di mare, di amore, di amici e di famiglia per poi buttarmi nuovamente a capofitto, su quel mare di slides, libri, registrazioni e video che ormai sono parte integrante della mia routine quotidiana, nell’attesa di crearne una nuova, di routine; fatta di schedules, di appuntamenti e riunioni, di qualche insicurezza che può però essere lasciata lì, dentro ad un ufficio.

Non mi resta che placare, per un po’, le mie domande sperando che nessuno debba venire a recuperarmi, gemente e piangente, seduta sulle scale del mio palazzo mentre offendo qualcosa di non meglio identificato.

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“La Megadigievoluzione” o quando Jane Austen diventa Lindsay Lohan

Jane è una ragazza di 22 anni. Risultati immagini per jane austen
Jane è fidanzata da 20 anni con Edgar, un ragazzo perfetto.
Si amano molto, passeggiano spesso mano nella mano compatendo quelli che, poverini, povere pecorelle smarrite, non hanno ancora trovato qualcuno con il quale creare un profilo Facebook di coppia nel quale pubblicare molti, moltissimi poetici pensieri; per citarne uno:
” AMORE MIO IO TI AMO. TI AMO AMORE MIO SEI LA MIA VITA SEI MIA E GUAI A CHI TI TOCCA DEVE VEDERSELA CON ME PERCHè TU SEI IL MIO AMORE MIO SOLO E NON T DEVONO TOCCARE. EDGAR” .
Poetico, non è vero?
Innovativo il rifiuto quasi totale della punteggiatura che lascia trasparire la rabbia e l’ardore, reso con ancora più enfasi dallo smodato ed immotivato costante uso del maiuscolo.
Jane ed Edgar si ritraggono sempre al tramonto sintetizzando il loro amore con un hashtag che definirlo ermetico sarebbe poco: #noi.
Jane ed Edgar vivono una favola.
Lei ha tutto ciò che desidera perchè, non appena emette un fiato, Edgar è lì con la Visa in mano, pronto a regalarle quel bellissimo paio di scarpe piene di lurex da poter sfoggiare durante le serate karaoke o la domenica in chiesa, senza essere troppo volgare.
Jane non conosce il significato di quella simpatica (ed anche un po’ triviale) espressione che Edgar pronuncia sempre alla fine di una cena presso il più stellato dei kebabbari della Nazione:
“Il conto!”.
Jane ed Edgar, Edgar e Jane. La loro perfetta vita è un cerchio che inizia e finisce con loro 2, con il loro amore e con i loro sorrisi.
Jane vive così, tra casa e chiesa, nell’attesa che il giorno passi in fretta per poter così rivedere il suo amato Edgar.
Edgar, respira solo quando pensa all’amore che prova per Jane.

MA!
Ma cosa succede quando l’incantesimo si rompe?
Cosa succede quando, un giorno di pioggia, Jane ed Edgar si guardano e… l’ammoreh è finitoh?
Succede che Edgar, il principe Edgar, per anni decantato come il migliore degli uomini, cavaliere senza macchia di ketchup e senza paura, di punto in bianco si trasforma nel più immondo degli esseri umani e se ne va via, lontano da quella che ormai somiglia più ad una prigione che ad un nido d’amore.

E Jane?
Cosa accadrà alla candida, pura, inesperiente, ingenua e delicatissima Jane?

Ve lo dico io, cosa succede.

Jane, la casta e pura Jane sarà pronta per la più spaventosa delle megadigievoluzioni che, da perla delicata, la renderà

Un Troione Intergalattico e Totalmente Fuori Controllo.

“VOGLIO VIVERE COME NON HO MAI VISSUTO FINO AD ORA1!”
è ciò che leggeremo su quello che una volta fu il più bello dei profili di coppia, ora appartenente alla nuova Jane che, per aderenza storica, chiameremo da adesso in poi Lindsay.Risultati immagini per lindsay lohan drunk

Lindsay chiamerà anche le compagne dell’asilo che non vede e non sente da millenni, pur di trovare qualcuno disposto ad accompagnarla lungo il cammino della sua nuova vita.
E quando la giovane Lindsay incontra un’altra Lindsay o un’aspirante tale, signore e signori vi prego di rimanere in casa il più possibile.
Lindsay tenterà di rendersi visibile agli occhi di qualsiasi essere di sesso maschile, sia esso loppide od umano a lei non importerà.
Ciò che conta per Lindsay, in questo momento storico, di metamorfosi (che Ovidio, Apuleio, Kafka, ma chi cazzo siete?) è scuotere la bionda e lunghissima chioma fluente in modo da attirare un maschio x, magari con una bella pettinatura sigillata da un barattolo di gel, al quale poter parlare del terribile periodo che sta attraversando, di quanto abbia sofferto a causa di quel malvagio Edgar ( che per la cronaca, è risorto, si è trasferito in un regno lontano lontano e si è ricoperto di tatuaggi di dubbio gusto) e di quanto, dopo anni di torpore, adesso abbia in mente solo una cosa.
No, luridi, no… Lindsay ha in mente di “RIPRENDERE IN MANO LA SUA VITA”
E come farà, la nostra megadigievoluzione a riprendere in mano la sua vita?
Ovviamente facendo tutto quello che non ha mai fatto durante il ventennio di fidanzamento con il giovane Edgar!
Facendo tutto ciò che prima biasimava: la discoteca? “Che skifo!!” adesso è la nuova casa di Lindsay.
Se la cerchi puoi trovarla lì dal lunedì alla domenica, come lasciava intendere il decadente testo di una delle canzoni più famose degli anni ’90  (della quale mai avevo visto il video che sembra tirato fuori dall’angolo più remoto del deep web).
Se dovessi confondere Lindsay tra la folla, la riconoscerai perchè sarà l’unica ad impugnare un’intera caraffa di vodka con annesse cannucce. Lei, che fino al giorno prima se beveva un bicchiere in più di Cedrata Tassoni era più mbriaca di una zucca, oggi fa invidia alla Russia ed alla Polonia messe insieme.

Lindsay, come dicevo, è totalmente fuori controllo.
Quando apri Facebook, la trovi taggata in foto di gruppo con della gente che fino al giorno prima, quando stava ancora con Edgar, aveva biasimato e giudicato con tanto di sguardo compassionevole e ditino gentilmente puntato.
La trovi geolocalizzata (sempre perchè se non lo posti, non lo hai fatto) nei più reconditi meandri della città, vestita di due gocce di Chanel e due o tre tonnellate di stucco veneziano/rossetto rosso delicato come una pedata sui coglioni, con lo sguardo della panter(on)a che punta la preda…

Lindsay pensa di far paura. Come una novella Baby di Dirty Dancing ( anche se in questo caso c’è molto dirty e poco dancing) parla per frasi fatte del tipo:
1) “Non abbasso la testa, altrimAnti mi cade la corona”.
2) “Gli angeli hanno l’aureola. Io sono una regina ed ho la corona”

La costante è corona+ presunta regalità.

Riflessione:
Non so se voi avete mai avuto il piacere di conoscere una Jane poi divenuta una Lindsay.
Io, con mia somma vergogna, un paio di volte sì, sono stata a contatto con questa pericolosissima megadigievoluzione.

“E cosa ne pensi, di questo tipo umano?”
Beh, miei cari ed affezionati lettori…
Come per tutti i tipi umani fin qui descritti, il sentimento che mi muove non è facilmente spiegabile; è qualcosa di misto tra l’odio violento e l’estrema pena.

Perchè, vedete, quando per anni si è stati l’oggetto del pettegolezzo delle Jane (e dei Jane) e del loro scherno, quando sei stata additata come una poco di buono perchè hai fatto le cose giuste al momento giusto, senza poi trasformarti in Johnny Bravo de noantri, l’unico sentimento che affiora in me quando vedo queste persone, un tempo pronte al matrimonio e ad essere delle perfette casalinghe con tanto di grembiulino e Victorian Rolls, trasformarsi in Lady Gaga, è la compassione (mista ad una buona dose di violenza).
E allora, in questi casi, anche io megadigievolvo e divento Anna Wintour con occhiali da sole di serie tattici, per guardare senza dare nell’occhio.
E mi diverto a guardare queste donne (e questi uomini) in abiti da adolescenti in piena crisi ormonale, andare in giro per le strade della Big City alla ricerca di quella vita che, per volontà loro (!!!) avevano messo nelle mani di qualcun altro.
E siccome, come ho precedentemente scritto in un altro post, se dovessi essere una canzone io sarei il Corvo Joe dei Baustelle, dall’alto dei miei voli mi diverto a cagare sulle teste di questi soggettoni che oramai, sono rimasti bloccati in questa fase di stallo e tentano di somigliare, chi più chi meno, a Gianluca Vacchi ma, nella confusione generale, spesso somigliano più a delle vacche o meglio, a delle pecore belanti in cerca di un pastore che possa tornare a governarle per porre fine alla megadigievoluzione, far scomparire Lindsay e far ritornare Jane.

Lindsay di tutto il mondo, tornerà un nuovo Edgar ma, se continuate così, vi troveremo stampate in un santino come questoRisultati immagini per alessio ossino santino elettorale

ed io non ve lo consiglio ❤

considerazioni, Tipi Umani

I dubbi della Domenica (e piccola indagine su Tipi Umani)

Del mio tempo, amo molte cose.
Amo ad esempio il controsenso continuo nel quale viviamo: “non c’è lavoro, per Diana!”- ma se aguzzi l’ingegno e sborsi un po’ di quattrini (se li hai per conto tuo o se sei un FDP), avrai la possibilità di sviluppare il “your own business” vale a dire potrai inventarti una carriera brillante e dal nome altisonante e molto spesso incomprensibilmente lungo

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Ecco
Tra tutte le nuove carriere nate con e a causa della crisi degli ultimi anni, non è la figura della Fashion Blogger che mi turba, no. Perchè tutto sommato, vedo un senso in questa cosa. Capisco che dalla passione per la moda, possa nascere la voglia di promuoversi come icona di stile.
Io non seguo fashion blogger perchè mi vesto a cazzo di cane. Tendenzialmente mi tuffo in mezzo a quella palla informe contenuta all’interno del mio armadio ed esco con quello che mi si è casualmente attaccato addosso. Però, capito? C’è una logica nel fashion blogging esattamente come c’è una logica dietro il food blogging. Non apprezzo praticamente per niente le mum blogger perchè mercificare il frutto della tua pancina d’amore è quanto di meno etico io riesca a pensare nella mia vita ma!!!
Come sempre, c’è un immenso MA pronto ad incombere sui miei affezionati lettori…

Abbiamo capito che: il fashion blogger ha un’iniziale passione per la moda, il food blogger cela la sua maialesca essenza dietro la passione per la cucina…
Ma, esattamente, cosa stracazzo è un “LIFE COACH”?
Cosa spinge una persona a diventare <un life coach>?
Io non avevo idea che esistesse una figura del genere!
Cioè, praticamente c’è qualcuno nell’universo sconfinato che studia, si ubriaca di libri indù, buddhisti e new age pieni di frasi fatte di quella bravissima, calmissima e soprattutto PACATISSIMA persona che era Osho e poi me le rivomitano addosso in modo che io capisca ed apprenda il modo migliore per (attenzione attenzione)
VIVERE LA MIA VITA (???)
“Ma dove siamo? In un film di Nanni Moretti?!”
*** PREGO CLICCARE QUI***
Noto con piacere che esistono tipologie varie e variegate di life coach.
-Abbiamo il life coach pranico, che ci insegna a perdere il sonno per acquisire conoscenza, pace, calma e pazienza grazie alla sola congiunzione delle mani ed all’intreccio delle gambe sul collo.
– Abbiamo il life coach che somiglia alla mascotte di “OK! Il prezzo è giusto!” sempre con quell’irritante sorriso a 49 denti stampato in faccia, anche quando, con un pezzettino di merda di cane, il figlio scrive sulla delicatissima tappezzeria della macchina “mio padre è un coglione che ride sempre”
Ma come in ogni cosa, c’è quella persona alla quale, tutto sommato, dai fiducia perchè, per un motivo o per un altro, conosci i suoi trascorsi, hai avuto modo di capire che no, non ha la “camula” dentro la calotta cranica e quindi saresti anche disposto a darle una chance.
Però, cazzo… un esemplare su tutti, uno in particolare, mi farebbe venire voglia di vivere ne “Il Corvo” il giorno di Halloween per poterlo seviziare liberamente.

Chiameremo questo terrificante esemplare di LAIF COACH, usando impropriamente ed in vano il buon nome del nostro Rosso Relativo nazionale: Tizianone Ferrone.
Esatto! Proprio lui che ci ha cantato “Il mestiere della vita”, deve aver ispirato quest’orda di gente che si interessa alle vite degli altri per renderle migliori (ma de che?!).

Questo Tizianone Ferrone di cui vi parlo, si pregia di dare lezioni di vita dall’alto della sua “vida lokaaa” fatta di feste, di feste in piscina, di piscine colorate a festa, di foto scattate durante le feste… Fieesta fiesta la vida es fiesta! Cantava Patty de “Il mondo di Patty”.
Perchè infondo, Tizianone vive in un mondo immaginario fatto di starlight, caramelle e signorine nude che ti sparano la vodka in bocca direttamente da un Super Liquidator con le viti arruginite.
Apparentemente, Tizianone vive una vita MERVIJOSA!
Durante i suoi anni d’oro, Tizianone Ferrone ha provato a sfondare nella musica, prima come dj, quando i dj andavano fortissimo e poi come rapper quando i rapper cominciavano ad andare forte. Poi forse una tracheite ha posto fine alle urla strazianti di sofferenza di Tizianone che, più che un musicista somigliava ad un lamantino durante la ricerca della femmina per l’accoppiamento.
Tizianone adesso ha un lavoro, creato dalla sua capacità manageriale chiamata papà che gli permette di continuare a spammare frasi poetiche su quanto sia importante essere felici della propria vitaH.
Cosa c’è di meglio, d’altro canto?
La Dignità, Siore e Siori. La dignità. Proprio quella disegnata dal buon vecchio Kirk van Houten.

Dignity  Eh si eh.
E forse in mezzo a tutti quei tatuaggi pieni di frasi degli U2 piene di amore e sentimento, dovreste disegnare la van houteniana dignità per ricordarvi di non perderla, qualora doveste ancora avercela, da qualche parte.
Perchè, d’altro canto, non è importante che tu sia un supereroe, uno spazzino o un venditore abusivo di cd masterizzati di Gigi D’Alessio.
L’importante, cara persona che si sottopone agli insegnamenti del LAIF COCH Tizianone, l’importante è che tu faccia vedere al mondo tramite social quanto figa sia la tua vita stupendamente meravigliosah, piena di brioh e di colorih!

Ma non dimentichiamo l’ultima peculiare caratteristica di Tizianone!
Tizianone fa un sacco di beneficenza. Regala scarpe togliendosele dai piedi per darle al poveretto che gli passa accanto e questo è ammirevole. Volete sapere però cosa fa venire, di nuovo, voglia di brandire un randello e di colpire Tizianone con inaudita violenza?
LA PUBBLICITA’. Tizianone si toglie le scarpe, le offre al poverello e SI AUTOINCENZA! perchè se non lo scrivi, se qualcuno non lo legge, in realtà non lo hai fatto.
Ed è questo il dramma di Tizianone. La necessità di rendere visibile agli altri ogni sua azione, ogni suo pensiero finanche ogni suo peto del quale, sinceramente, a meno che tu non ti chiami Gianni Morandi, non importa nulla a nessuno in tutta la vastità del globo terraqueo.

Non sono riuscita a dare una risposta alla mia domanda iniziale, non ho capito cosa sono i Laif Coch e non capisco cosa spinga Tizianone a non abbandonare la fase 18 and Life tanto urlata dal buon Sebastian Bach degli Skid Row (Sì, ragazzi. Come l’altro Sebastian Bach ma con un sacco di capelli e un sacco di accessori di pelle).
Esiste un perchè a tutto ciò?
Troveremo il modo di far estinguere i Tizianoni di tutto il mondo?
Aiutatemi, interagite con me e date un senso alle mie domande irrisolte.

Vi ricordo che, in piccolo, troverete le mie riflessioni sul genere umano in una saltuaria ed audiovisiva rubrica, sita sul mio profilo Instagram letthemflow, intitolata #BEHSTIARIO (stories in evidenza).
Rubrica in continuo aggiornamento per la quale, volendo, sono molto ma molto graditi consigli e segnalazioni di loschi individui che per demerito andrebbero inseriti nella raccolta.

Molte grazie per la vostra attenzione ❤
Alla prossima!

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Tre fette di torta

Ah, che meraviglia!
Tornare a casa per le vacanze, anche solo per pochi giorni, è un mix di sensazioni varie e variegate.
L’unica sensazione, inibita fino alla partenza, è il senso di fame, il languore pomeridiano tra il pranzo e la cena perchè, da quando metto piede in Sicilia a quando decollo alla volta dell’Emilia, tutte le donne di casa mia si impegnano affinchè io dimentichi che rumore fa il mio stomaco quando è vuoto.
Il risultato è, ovviamente, un notevole aumento di peso e dei vari complessi relativi al diametro ed alla circonferenza del mio gigantorme culo.

Tornare a casa significa riabbracciare anche il mio caro ed amato Gatto Simone, al quale non dedico mai abbastanza parole perchè, per l’immensa pazienza che ha, non basterebbero neppure tutte le parole del mondo. Miao.
Ma!!!
C’è un immenso MA in mezzo a tutto questo ottimismo improvviso.
Eh sì eh
Perchè la mia città, Siracusa, luogo magico, antico e dall’importante storia, non è solo ricco di bellezze architettoniche che ne testimoniano il glorioso passato (giusto per lanciare una frecciatina simpatica ai miei lettori secessionisti/leghisti: Quando voi vi abbigliavate con un perizoma di pelle di palle di pollo, noi eravamo la seconda città più importante del Mediterraneo, mica cazzi, mica zulù, i vichinghi siete voi ma noi vi vogliamo bene lo stess’)
Dicevo; non solo bellezze architettoniche.
Siracusa è infatti la fonte inesauribile, la fucina di tutti i tipi umani dei quali mi pregio di narrare le avventure e le elucubrazioni mentali.
E’ praticamente impossibile infatti, aggirarsi per il centro storico cittadino, alla ricerca di una passeggiata tranquilla tra le candide costruzioni storiche, senza incappare in almeno una 70ina di tipi umani dei quali non ho ancora avuto il tempo di parlarvi.

La domenica di Pasqua, ad esempio, insieme al Gatto Simone, ci siamo avventurati verso il nuovo luogo di tendenza del momento: un localino che si affaccia sul Lungo Mare che, poffarbacco guarda il caso, si chiama Tramonto, ma in inglese, che fa subito più internescional, più isi, più fescion.
Ebbene, questo nuovo luogo di tendenza, era pieno, ma pieno pieno pieno di ogni qualsivoglia bendiddìo umano!
Bendiddio che qui verrà sintetizzato in 3 categorie:
Adesso, spremete le vostre fantasiose meningi ed immaginate che io abbia disegnato per voi un diagramma a torta (mmmh tooohrta aaah).
In questo immaginario diagramma a torta, taglierete 3 fette di cui una, la più grande in assoluto, rappresenterà la créme de la créme, niente popò di meno che IFIGLIDIPAPY (cliccate su FIGLIDIPAPY).
La seconda fetta, un po’ più piccola ma non di troppo, rappresenterà gli Alternativi Per Forza (cliccate su Alternativi Per Forza), la terza la più piccola in assoluto, rappresenterà i Corvo Joe (cliccate su Corvo Joe).

Arrivando sul viale, sul Sunset Boulevard dei meno ricchi, la prima categoria umana, la prima fetta di torta gigante che ti si schiaffa davanti agli occhi, mentre sei ancora intontito dalle mille portate del pranzo pasquale, sono loro: i FIGLIDIPAPY.

I FIGLIDIPAPY sono lì, belli e rifulgenti di una luce che somiglia a quella lunare. Il loro sole, infatti, è il portafogli di loro padre, appunto.
Sono personaggi che tu, persona mediamente intelligente, speri si estinguano appena passata la pubertà, quando smetti di curarti del jeans di marca per dedicarti un po’ di più al tuo essere vero, interiore.
Ma con loro, Darwin ha fallito.
I FIGLIDIPAPY infatti, continuano la gara a chi ha il jeans più costoso ma spostandola su altri livelli:
– La macchina nuova, appena uscita sul mercato
– Gli occhiali più costosi (anche se fanno umanamente schifo alla merda ma who cares, sono costati 1000 euro)
– Il vino più pregiato ( e chissenefotte se a stento conosci la differenza tra bianco e rosso, tra Tavernello e Sciardonnè) l’importante è che ti costi almeno 10 euro a calice, poi può essere piscio di cimice ma who cares)… e tutta una serie di queste cosine.
“Eh ma dici così perchè rosichi”
Ma, dico io, perchè mai dovrei rosicare? D’altro canto, i FIGLIDIPAPY non fanno altro che sfoggiare roba che , attenzione attenzione, NON GLI APPARTIENE!
“Tutto ciò che è illuminato dal Sole”, nel regno dei FIGLIDIPAPY, appartiene ai PAPY.
Perchè se mai mio padre dovesse comprare una Ferrari e, per qualche strano motivo dovuto forse ad un trauma cranico o ad un’ipnosi dovesse decidere di farmela guidare, io starei guidando LA SUA FERRARI, non la mia. Eh, non è che tutte le modelle di Versace poi in effetti posseggono i vestiti con i quali sfilano.
Il FIGLIODIPAPY però trascura questo dettaglio e si pregia di offendere la gente, esattamente come si faceva a 13 anni, urlando al mondo quanto lui sia ricco e quanto tu sia povero.

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il FIGLIODIPAPY in un momento di Otium. Uno dei tanti, momenti di Otium.

E che fai a questo punto?
Ah ma nulla, perchè il vuoto pneumatico nella testa del FIGLIODIPAPY tipico, impedirebbe qualsiasi ricezione rendendo inutile ogni mio sforzo oratorio e di ricerca della parolaccia più forbita ed apparentemente meno volgare da utilizzare per definirlo.
E perchè quindi dovrei offenderlo? Ci ha già pensato Madre Natura (cit).

Sgomitando tra i FIGLIDIPAPY, ecco che davanti ai nostri occhi si staglia la seconda fetta della torta: Gli Alternativi Per Forza.
Loro, non bevono vino, non bevono birra: ” quella volgare brodaglia da americano con la panza amante del futbol” (hey, ma dove vai andando? ma tutto bene? Il football? ma onesto? ) e se la bevono, sorseggiano “Solo biVVa aVtigianale pVodotta in un monasteVo in NoVmandia nel quale i monaci tVappisti distillano il luppolo con il solo uso di un Vastvello di Vame”
Quando li sento decantare in questo modo le proprietà organolettiche della Birra Castello, da 50 centesimi a lattina, convinti di dire roba vera, sensata, colta, io penso a lei:

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Yoko Ono e Barney Gumble, 5×1 “Il quartetto di Homer”

Alla fine dell’episodio “Il quartetto di Homer”, alla domanda di Moe il barista:
“Cosa prende la signora?” Yoko risponde glaciale:
Una prugna che galleggia nel profumo, servita in un cappello da uomo

E loro sono proprio così!
-Cosa prendi da mangiare?
Un toast di pane senza glutine impastato con farina di grano Tibetano integrale, con una fetta di seitan delle Mauritius ed alghe del Delta del Mekong con una spolverata di pepe di sichuan e maionese all’aglio di Pechino”
E devo dire che, tra tutti i tipi strambi che il mondo mi propone, gli Alternativi Per Forza sono quelli che in assoluto mi stanno più simpatici. “Potrei stare ore ed ore qui” ad ascoltare le loro teorie filosofiche sulle patate bollite “senza mai parlare”, incamerando l’immane quantità di parole barocche che usano per esprimere anche il più basilare dei concetti.

Ed in mezzo a questa varietà umana, apparentemente ristretta a due sole fette di torta, ci siamo noi, i Corvo Joe.
Noi facciamo spavento, lasciateci stare! Solo certi poeti del male ci sanno cantare! 
No dai, siamo corvi solo perchè sorvoliamo il mare magnum che ci circonda, osservandolo e provando, in qualche modo, a mescolarci con il resto del mondo.

Il Gatto Simone, per esempio, vista la sua propensione al dialogo con il genere umano, spesso riesce addirittura ad entrare in sintonia anche con l’odioso FIGLIODIPAPY rimanendo totalmente indifferente al suo starnazzare che suona un po’ come una canzone di Gue Pequeno “figa soldi soldi figa compro la figa con i soldi gnegnegne sono ricco tu sei povero io ho l’alfa tu la polo” e non disdegna la conversazione con l’Alternativo Per Forza perchè, il Gatto Simone è una persona tranquilla, socievole, che si interessa a quello che la gente dice, riuscendo addirittura a camuffare il fastidio.
Io sono tendenzialmente border line, ecco. A me la gente, la gente in generale, mi da fastidio.
E ci provo comunque, ad essere meno asociale, a relazionarmi con tutti o almeno a tentare di non fare smorfie da colica renale fingendo di sorridere compiaciuta… ma, a me il “pour parler” idiota fa venire la nevralgia. Io il FIGLIODIPAPY non lo sopporto. Tollero l’Alternativo ma è un po’ come “Venezia è bella ma non ci vivrei”, a piccole dosi
IO SONO IL CORVO JOE!
E se proprio dovrò cagarvi, vi cagherò in testa mentre mi libro in volo, abbandonandovi all’interno del brodetto primordiale nel quale nuotate.

Oh sì, le vacanze.
Ci volevano proprio perchè mi sentivo scarica e senza idee.
Adesso sono realmente piena di materiale e vi assicuro, lo assicuro ai miei lettori abituali ( uno, CIAO MAMMA!) che non mancherò di aggiornare gli studi sui Tipi Umani.
Nel frattempo, se vi va, mi trovate anche su Instagram come letthemflow in una veste cangiante a seconda che guardiate le storie o i post.
Vi consiglio vivamente di guardare tra le storie in evidenza, vi stupirete della mia idiozia.

Oh, ci aggiorniamo! Ci vediamo prima delle prossime vacanze!

 

Tipi Umani

Cultura Pop e Tipizzazione Umana (PT3): Neil Goldman wannabe Giacomo Uncino

Cos’è l’Università?
Non è forse un cupo e tetro dispensario di malattie psicosomatiche della pelle, di gastriti/coliti e di disturbi ansiosi vari e variegati?
Sì, cerrrto che lo è!
Ma non è solo questo.
L’università, per quanto possa sembrare strano, è anche un luogo nel quale si cerca (e spesso si trova) quel silenzio, quella pace che manca ormai nelle nostre frenetiche vite.
E dove pensiamo, noi comuni mortali, di trovare il tanto agognato silenzio, se non in quel luogo che, secondo J.K. Rowling si chiama “Stanza delle Necessità” e che noi babbani invece, chiameremo AULA STUDIO?
L’Aula Studio è un luogo magico nel quale sei costretto a moderare le tue azioni, anche quelle involontarie perchè ad ogni movimento, ad ogni colpo di tosse per sopraggiunta asfissia partirà, come in una nuova versione di Bohemian Rapsody, una sorta di crescendo di “SHHHH!!!” che ti faranno vergognare di essere nato capra ignorante in un mondo di dotti, colti, educati, silenziosi e letterati.

Al 90%, chi va in Aula Studio ha un unico desiderio. Come nella storia “der cavaliere bianco e der cavaliere nero”, allo studente che va in aula studio “Nun je devi da r…ivolgere la parola”!!!
Che poi è un po’ lo stesso desiderio che muove lo studente universitario medio, quando durante le lezioni, piazza sul banchetto vuoto accanto a lui il registratore.
Il registratore significa che per un’ora e qualche minuto, dovete stare zitti.
Se c’è un registratore in azione, il mondo che ruota intorno a questo meraviglioso ritrovato della scienza e della tecnica, deve smettere di emettere qualsivoglia suono.
Non tutti però riescono ad interpretare questi chiari segnali.
Qualcuno infatti, nonostante la clausura in aula studio o il posizionamento strategico del registratore, sentirà comunque il bisogno incessante di farvi conoscere i dettagli più intimi della sua vita: dalla bontà della sua colazione macrobiotica alla bellezza delle sue nuove galosce da pioggia, dalle impressioni riguardo la lettura dell’ultima fatica risparmiabilissima di Fabio Volo alla luminosità del nuovo illuminante che: “Hey, vuoi sapere dove te lo infilo l’illuminante, se non la smetti di fare il purè con il mio cervello alle 8 di mattina?!”

Tra tutti gli incapaci di recepire i più evidenti segnali di indisponibilità al dialogo, si erge fiero lui; il soggetto che, da questo momento in poi, chiameremo con il nome di Neil Goldman. neil-goldman-family-guy-68.9

Neil Goldman, somiglia molto, moltissimo all’omonimo spilorcione dei Griffin.
Occhialino rettangolare, dentino sporgente, capello rosso, acne sparsa…
Neil Goldman ignora il nostro oramai prossimo ingresso nei “Roaring Twenties” del XXI secolo e, proprio come il calabrone che ignora la sua stazza e vola lo stesso, continua imperterrito a portare al collo, all’interno di una discutibile foderina trasparente il suo cellulare, come se il 2005 non fosse mai finito.
Neil Goldman sta lì, dietro di te mentre sei a lezione in compagnia del tuo fedele amico registratore.
Ti vede, mentre scrivi concitata gli appunti che ti serviranno poi per studiare, lui sa che distraendoti manderebbe in vacca ogni tuo sforzo ma, “sinuoso quale vipera, colpisce” la tua spalla destra tamburellando a scatti regolari con il suo puntuto ed umidiccio dito indice.
Adesso
Se questo mondo fosse giusto, io non verrei perseguita penalmente per aver mutilato Neil Goldman ed avergli poi, involontariamente, fatto mangiare il tentacolo con il quale ha osato disturbare la mia quiete.
Purtroppo, questo mondo non è giusto…
Ed il tamburellare incessante sulla mia spalla, non cessa fino a quando, colma di rabbia, non giro la testa verso il mio indesiderato interlocutore.
Ed è qui che comincia il bello.
Neil Goldman, come direbbe Ned Neddino Neddolino Flanders è: “La risposta di Springfield ad una domanda che nessuno ha mai posto”.
Se Neil Goldman fosse una citazione cinematografica, sarebbe sicuramente l’iconico:
“Io, io, io. Mio, mio, mio. No, no, NO!” pronunciato dal Capitano Giacomo Uncino in “Hook-Capitan Uncino”, per l’appunto. Topper-Peter-pan-e-capitan-uncino-28329
Neil Goldman è il migliore.
Lui, “che può innalzare montagne”, è l’artefice di tutto ciò che di buono accade tra i banchi universitari.
Lui, “che può riempire gli oceani”, è il responsabile del buon lavoro svolto dai professori i quali, puntualmente, alla fine di ogni benedettissima lezione, proprio quando si accingono ad alzare il loro gentil didietro dalla sedia per andare a buttare giù uno shot di caffè, vengono insidiati da questo strano essere che si premura di far notare a fior fiore di luminari delle cose così ovvie, che se le facessero notare a me diventerei Viserion e brucerei tutto.
(Non mi disturbo nemmeno a spiegarvi chi sia Viserion perchè non è ammissibile che non lo sappiate. Bestiole ❤ )
Lui è il più bravo, il più sveglio, il più furbo, il più organizzato, lui conosce a memoria i curricula di tutti i docenti, lui non si era ancora laureato in triennale che già sapeva con chi avrebbe fatto la tesi che a sentirlo parlare, chiunque si sentirebbe un escremento di cavalletta (e invece no, lasciate stare…)
Lui, come se non bastasse, ha un alito mortale, di quelli che ti fanno perdere i sensi e non ha paura di uccidere il suo malcapitato interlocutore, anzi!
Lo marca strettissimo, costringendolo a stare a 0,2 mm da quella specie #di tombino che si ritrova per bocca.
E’ na sofferenza, Neil Goldman.
Ed è una sofferenza soprattutto quando non te ne batte assolutamente nulla, di quanto sia difficile la vita da fuorisede (ma no! non dirmelo nemmeno, sai?) e di tutta una serie di assolute cagate che, evidentemente, importano solo a lui.
Il trucco per sopravvivere all’attacco di Neil Goldman, è la tecnica di Homer Simpson che consiste, più o meno, nel fingere interesse mentre nella testa avete un’orchestrina di animali. La magia comincia quando, dopo aver subito il placcaggio feroce di Neil Goldman, dalla vostra bocca usciranno le seguenti parole magiche:

Hai la mia completa attenzione img-avete-la-mia-completa-attenzione-560

Io sono sempre più convinta che ogni personaggio mitologico che incontro sulla mia strada, sia la punizione per qualcosa che ho fatto nella mia vita precedente e, vista la frequenza con la quale questi soggettoni compaiono nella mia vita, chissà che merda sarò stata prima!
Sarò stata un gerarca nazista? Il virus del Tifo? La causa della siccità in Africa? Un animale carnivoro feroce?
Non so, ma sicuramente sarò stata molto ma mooolto cattiva perchè altrimenti non mi spiego questo accanimento nei miei confronti…
Concluderei con qualche consiglio per chiunque di voi dovesse riconoscersi nella descrizione di Neil Gosman riassumendo il tutto in 3 punti:

  • A) Mi stai parlando? Ti sto (apparentemente) ascoltando? E ALLORA COSA CAZZO MI TOCCHI!? HAI PAURA CHE SCAPPI?!?!
  • B) Hai bisogno di contatti ravvicinati quando parli? Le cose sono 2: o smetti di mangiare la merda a colazione o mangi tante di quelle mentine da scorreggiare brezza marina
  • C) Fratello, ti prego. Il cellulare al collo solo se sei un vigilantes…Ci vediamo alla prossima comparsa di Tipi Umani interessanti!
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